Nel silenzio delle Alpi, James Baldwin, scrittore e attivista afroamericano, ha elaborato una delle analisi più lucide sul razzismo occidentale. Qui Baldwin ha trovato le parole per dirci che il razzismo non è un incidente, ma un’eredità. E che nessuno — né lui, né il villaggio, né la Svizzera, né noi — può dirsi davvero estraneo a questa storia. James Baldwin (1924 – 1987) è stato una delle voci più lucide e radicali del Novecento. Scrittore, saggista, attivista, ha raccontato l’America da una posizione scomoda: quella di un uomo nero e omosessuale cresciuto ad Harlem, in un Paese che gli chiedeva di essere grato mentre lo escludeva. I suoi libri e i suoi interventi pubblici hanno accompagnato le battaglie per i diritti civili, spesso anticipandone il linguaggio e le domande. Baldwin non guidava cortei, ma sapeva dare parole al conflitto: parole che ancora oggi risuonano. L’arrivo a Leukerbad Nel 1951 lascia gli Stati Uniti. Non per fuga romantica, ma per necessità. L’America lo …