In Svizzera ci si pone il preoccupante interrogativo sul futuro dell’Aromat. All’estremità meridionale del continente africano, da oltre 70 anni questa spezia viene cosparsa su ogni tipo di pietanza. Si sente profumo di carne alla griglia e pannocchie arrostite. Il fumo della carbonella si mescola alla polvere sollevata dai taxi-minibus in Washington Street. È ora di pranzo a Langa, la più antica township di Città del Capo. Al “Jordan Ways of Cooking”, i bassi dei brani Amapiano fanno vibrare le pareti sottili. In cucina, tra pentole, coltelli e mestoli, c’è un secchio di plastica giallo: un chilogrammo di Aromat. In realtà, dice Ntlalo Jordan, non ne avrebbe bisogno. Lo chef 35enne ha cucinato in hotel a cinque stelle a Dubai, in Liberia e in Sudan prima di realizzare qui il sogno di avere un suo ristorante. Le spezie fresche sono il suo forte, le marinature le prepara da sé. “Ma la clientela lo richiede, quindi lo teniamo”. Fabbricato in Sudafrica Cento metri più in là, una …