La Svizzera punta alla sovranità digitale, ma riuscirà davvero a prendere le distanze dalle Big Tech? Due giornalisti di Swissinfo hanno provato a tagliare i ponti con i giganti tecnologici statunitensi. Ecco cosa è successo. Alle 6:30 del mattino suona la sveglia sul mio iPhone. Prima delle 7 ho già utilizzato almeno altre cinque tecnologie americane: WhatsApp (Meta), LinkedIn (Microsoft), Gmail (Alphabet), Teams e Outlook (Microsoft). E non mi sono ancora nemmeno lavata la faccia. Gran parte della mia vita digitale, dalle foto dei primi giorni di mia figlia alle password e ai documenti personali, è archiviata da qualche parte nei cloud di questi colossi tecnologici. Quasi ogni interazione con il mondo esterno, privata o professionale, passa attraverso una manciata di aziende statunitensi. Più racconto la spinta della Svizzera verso la “sovranità digitale” – l’idea che tecnologie e dati essenziali debbano restare sotto controllo locale – più mi chiedo come potrebbe apparire, nella …